(…) E fu più o meno
da quel momento, che volli tornare indietro. Tornare
per trovare l’origine. Una porta. Per ricominciare
tutto di nuovo, ma in un altro modo. Tornare
per ritrovare l’inizio – e me stesso tramite esso

Vera Lúcia de Oliveira

boydtt

Quel viaggio cominciò ad avere senso solo davanti alla cattedrale di Asmara.
Erano vent’anni che non calpestavo il marciapiede di corso Godena Harenet ( un tempo viale Hailè Sellassiè I), e se qualcuno mi avesse chiesto quello stesso mattino se pensavo di tornare a calpestarlo dopo tanto tempo gli avrei risposto :”Neanche morto”.Comunque non ero morto e ,tutto avevo fatto per non tornare ,per non dovermi confrontare con il mio passato senza più certezze vagando nella malinconia.
Nonostante tutta la mia disabitata presenza mi ritrovavo nuovamente lì, sotto un sole implacabile e circondato da una splendida vegetazione che sembrava contagiata dal sogno. La vecchia Asmara acquattata sull’altipiano respirava la tranquilla aria tersa di sempre, quella calma che era ormai un lontano ricordo nel resto dell’Africa, flagellato da una guerra infinita. Asmara sembrava rimasta al margine, congelata nell’ ricordo dei miei quindici anni, benché quella calma fosse un inganno sapevo che la memoria è incline alla menzogna e , se mi sforzavo di farlo, potevo ricordare che nell’Eritrea della mia infanzia e adolescenza si sentiva l’eco degli spari di un’altra guerra. Allora come adesso, la violenza e l’allegria si mescolavano vorticosamente nella vita degli Asmarini, colmandola di sangue,sogni e passioni. Come nel testo di un bolero.

photo by  Sheikh Mehedi Morshe


Se era la pace ciò che cercavo inconsciamente tornando ad Asmara, risultava chiaro ormai che una barriera d’ansia le impediva di pervadere il mio spirito. La quiete della stanza dell’albergo Italia, lungi dal tranquillizzarmi finiva per darmi un senso di oppressione al petto e l’aria tersa e chiara di quel fresco tramonto non faceva che aumentare la mia ansia.
Poi durante la notte, un vago rumore di tamburi e nenie dimenticate che sembrava aleggiare nella città e agitava le ombre del passato come un palpitare antico e minaccioso popolò i miei sogni di confuse vicende dalle quali non riuscivo a uscire se non svegliandomi di soprassalto, con il cuore che batteva all’impazzata come gli invisibili fantasmi di guerrieri che circondavano la città.L’indomani mattina armato come un fotoreporter decisi di fare una passeggiate e, quasi senza rendermene conto, le gambe mi portavano nei luoghi dell’infanzia, fino ad arrivare  al mercato. Li se ne stavano appostati i commercianti che offrivano le loro variopinte mercanzie. Affilatori di forbici,calzolai, sarti,mendicanti ,dispensatori di consigli, ogni cosa per il rimedio, meno per quel male che io portavo da lontano la tristezza. Lasciai il mercato e le mie gambe quasi telecomandate mi portarono in tutti quei luoghi che per tanto tempo avevano albergato i miei sogni. Fu allora che andai a sbattere il muso contro il passato Tesfai. Si avvicino con un fugace sorriso, subito mi resi conto che non mi aveva riconosciuto perché cominciò a sciorinare la solita manfrina degli indigeni a caccia di turisti. Il mio accento italoasmarino, dopo tanti anni passati in Italia era appena percettibile e potevo dunque benissimo essere scambiato per uno dei tanti turisti irresponsabili in cerca di emozioni forti.
Mi parlò delle bellezze di Massawa, delle isole Dahlac, della possibilità di fare escursioni e immersioni. Già che c’era non mancò neppure di invitarmi a conoscere un amica amante. Io lo ascoltavo e intanto studiavo il suo volto, sul quale il trascorrere del tempo aveva lasciato ben poche tracce.


photo by Nick Brandt

Gli stessi capelli crespi, gli stessi baffi, la stessa serietà da uomo retto dietro cui si nascondeva lo sfaccendato sempre pronto a far baldoria.
“com’è che non invecchi mai, Tesfai?” lo interruppi.”” Hai fatto un patto con il diavolo”………..Mikiel sei proprio tu uwai… woddaitey!. Porco cane come stai?mamma Aregash come sta?
Andiamo a casa mia...
Due lacrime silenziose solcarono il mio volto...
Bentornato a casa amico mio.
Miksocrate
mf

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Questo blog non ha scopo di lucro,nato il 25/agosto/2011 in un punto,uno spazio ed un tempo della mia vita non prevista.

Dedicato alla memoria di mio fratello Riccardo Carbognin umile artista che ha curato la grafica ispirato la maggior parte dei racconti.

L'autore è un "filosofo" dei poveri,musicista degli umili,ex fotografo,tanti mestieri,uno dei tanti,operaio di sogni.Kigheghe è un locale immaginario alla fine del mondo frequentato da poeti,musicisti.umili eroi e sognatori folli.

Kigheghe a Parma significa "chi c'è...c'è".

Il blog vanta la collaborazione di amici e artisti solitamente "fuori catalogo"un intero mondo che si rivolge a tutte le schegge africane e non sparse nel pianeta terra come una collana di perle spezzata.

L'Africa, la mia terra natia ormai è persa ma in questo blog rivive magicamente nei miei ricordi...

"Vivevo nel bush uscivo di casa ed avevo il mare tutto per me...ma non lo sapevo".

Michele Fedele. Alias miksocrate



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