Agonia collettiva



“La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni.
Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza.
Albert Camus, L'uomo in rivolta, 1951”


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photo by Michele Fedele

Alcuni attribuiscono i nostri attuali problemi a un complotto organizzato.
Magari fosse così semplice! I membri di una congiura si possono identificare e neutralizzare e assicurare alla giustizia.
Questo sistema, invece , è alimentato da qualcosa molto più pericoloso di un complotto.
Non è un gruppo di uomini a guidarlo, bensì un idea accettata come vangelo: l’idea che qualunque crescita
economica giovi all’umanità e che più aumenta la crescita , più diffusi siano i benefici.
Quest’idea ha un corollario: chi eccelle nell’alimentare il fuoco della crescita economica dev’essere
esaltato e ricompensato , mentre chi è nato ai margini può essere sfruttato.
In molti paesi la crescita economica va esclusivamente a vantaggio di pochi  con condizioni inversamente proporzionali per la maggioranza della popolazione.
Quest’idea di consumo ingordo delle risorse crea un vortice in cui ruotano grandi capitali , malavita, armi, servizi segreti, fondi sovrani,
e veri professionisti del debito che alimentano la spaventosa corruzione sistematica.
Se quest’idea perde colpi o si è titubanti ad accettarla o il popolo esasperato accenna a
una rivolta, entrano in azione le armi, i mercanti, l’esercito e scoppia puntuale una guerra per ristabilire l’ordine costituito.
Quando l’uomo viene premiato per la sua avidità,
quando insegniamo ai nostri figli a emulare personaggi che conducono una vita senza regole,
e quando stabiliamo che enormi porzioni di popolazione devono lavorare
per avere nel supermercato sotto casa un frutto tropicale raro, la nostra enorme ingordigia per ogni cosa , creiamo esattamente il clima ideale per questo virus.
Per battere quest’ idea fortemente radicata , questo modo di pensare molto diffuso, e appiattito sulla dimensione mercantile
o contrattualistica della nostra vita; per sconfiggere tutto ciò ci vuole una grande e nobile idea .
combattere per questa idea è la vera  rivoluzione.

. La rivoluzione in Camus è intesa come ricerca interiore di equilibrio e azione creatrice e non violenta,
unica possibilità data all'uomo per trovare una risposta sempre negatagli dall'indifferenza di un mondo assurdo dominato
dall’avidità e dal non-senso, similmente a come esposto nel “Il mito di Sisifo
“Lo schiavo inizia a chiedere giustizia e finisce col volere portare una corona”. A sua volta, deve dominare.
Nel suo sforzo maggiore l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo


Ho allegato di seguito un testo estrapolato dal saggio”L’uomo in rivolta” del mio amico Albert Camus


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Photo by Eric Laffougue

Intorno al braciere divorante,
battaglie d’ombre s’agitano un attimo, poi scompaiono; e alcuni ciechi, toccandosi le palpebre,
gridano che questa è la storia. Gli omini d’Europa, abbandonati alle ombre, si sono distolti dal punto fisso e irraggiante.
Scordano il presente per l’avvenire, la preda degli esseri per il fumo della potenza,
la miseria dei sobborghi per una città radiosa, la giustizia quotidiana per una vana terra promessa.
Disperano della libertà delle persone vanno fantasticando di una strana libertà della specie;
rifiutano la morte solitaria, e chiamano libertà una prodigiosa agonia collettiva.
Non credono più a ciò che è, al mondo e all’uomo vivo; l’Europa non ama più la vita, questo è il suo segreto.
I suoi ciechi hanno creduto puerilmente che amare un solo giorno di vita equivalesse a giustificare i secoli d"oppressione.
Per questo hanno voluto cancellare la gioia dalla, scena del mondo, e rimandarla a più tardi.
L’impazienza dei limiti,il rifiuto del loro duplice essere, la disperazione d’essere uomini li hanno gettati infine in una dismisura inumana.

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Photo by Michele Fedele

-Negando la giusta grandezza della vita, hanno dovuto puntare tutto sulla propria eccellenza. 
In mancanza di meglio, hanno divinizzato se stessi e la loro sciagura ha avuto inizio: questi dei hanno gli occhi squarciati.
 Kaliayev, e i suoi fratelli del mondo intero, rifiutano invece divinità poiché respingono il potere illimitato di dare la morte.
Eleggono, e ci danno ad esempio, la sola regola che sia oggi originale: imparare a vivere, a morire e, per essere uomo, rifiutare di essere dio.
Al meriggio del pensiero, l’uomo in rivolta rifiuta così la divinità per condividere le lotte e la sorte comune.
Sceglieremo Itaca, la terra fedele, il pensiero audace e frugale , l’azione lucida, la generosità dell’uomo che sa.
Nella luce, il mondo resta il nostro primo e ultimo amore. I nostri fratelli respirano sotto il nostro stesso cielo, la giustizia è viva.

Allora nasce la gioia strana che aiuta a vivere e a morire e che rifiuteremo ormai di rimandare a più tardi.
Sulla terra dolorante, essa è la gramigna instancabile, l’amaro nutrimento, il vento duro venuto dai mari, l’antica e nuova aurora.
Con lei, rifaremo l’anima di questo tempo e un’Europa che, essa, non escluderà nulla.
Né quel fantasma, Nietzsche, che per dodici anni‘ dopo il suo crollo,
l’Occidente andava a visitare ‘come l’immagine folgorata della sua più alta coscienza e del suo nichilismo; né quel profeta
della giustizia senza tenerezza che riposa, per errore, nel recinto dei miscredenti al cimitero di Highgate; né la mummia deificata dell’uomo
d’azione nella sua teca di vetro, né cosa alcuna di ciò che l’intelligenza e l’energia d’Europa hanno fornito senza posa all’orgoglio di un tempo miserabile.
Tutti possono rivivere infatti, accanto ai sacrificati del 1905, ma a condizione di capire che si correggono l’un l’altro e che tutti,nel sole, li ferma un limite.
Ognuno dice all’altro che non è Dio; qui termina il romanticismo.
In quest’ora in cui ognuno di noi deve tendere l’arco per rifare la prova, per conquistare, entro
e contro la storia, quanto già possiede, la magra messe dei suoi campi, il breve amore
di questa terra; nell’ora in cui nasce infine un uomo,
bisogna lasciare l’epoca e i suoi furori adolescenti.

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photo by Mashroor Nitol


L’arco
si torce, il legno stride.
 Al sommo della più alta tensione scaturirà lo slancio di una dritta freccia, dal tratto più
duro e più libero.

liberamente tratto da “l’uomo in rivolta” di Albert Camus


Miksocrate




mf