« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimenti continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »
 I.Calvino





Quanto deve lavorare un uomo prima di dire basta?Un operaio in catena di montaggio, un minatore, un secondino. Dove finisce il lavoro e inizia la tortura?Il lavoro deve essere solo un mezzo o il fine. Il lavoro deve essere il complemento della vita, o diventare servizio alla comunità?Il lavoro quello per intenderci che piace è per pochi,chiamiamolo in un ‘altra maniera . Tutto è relativo. Fai dell’altro, “rien ne va plus”non sei obbligato al sacrificio? Sei un uomo libero .L’unica libertà vera che mi è rimasta è quella di morire.Sono frammenti di una discussione avuta con il mio collega e amico operaio. Paul hai vent’anni sei di famiglia povera studi finché te lo puoi permettere e anche se sei un genio, una mattina ti svegli ti guardi allo specchio di una fabbrica, hai cinquant’anni, ma com’è successo?È solo l’inizio, Ci si entra come tutti per cominciare, con leggerezza, a sperare, per rendersi autosufficienti,poi si incastrano attorno tutti i sistemi del consumismo,ti circondi di un’infintà di oggetti assurdi,crei un piccolo museo personale, poi passa il tempo e sei incastrato in un meccanismo perverso. Fai parte della macchina , sei un bullone,una puleggia,una pompa,una cinghia di trasmissione ,ogni tanto cigoli ma, da quel lato il tuo paese è all’avanguardia ti rimette a posto .Poi guardi la macchina la tua compagna di lavoro è ti accorgi che anche per lei il tempo si fa sentire.

La classe operaia va in paradiso
Tempo fa ho incontrato un vecchio collega ormai in pensione e mi ha chiesto notizie della sua macchina .Gino l’hanno cambiata come hanno fatto con te e si fa molta meno fatica.Passano gli anni e ti accorgi che sei condannato. La tua scelta di entrare nel mondo del lavoro come operaio in produzione si è rilevata perdente, non più temporanea ma definitiva. In verità nessuno ti ha obbligato a fare l’operaio turnista in catena. Trentotto anni son passati nel frattempo, il tuo umile lavoro è diventato ambito da masse di diseredati  dell’intero pianeta che chiaramente essendo più giovani, vogliono avere la loro chance.Ti vogliono sostituire con una macchina più efficiente meglio se senza cervello. Avanti popolo. In questo mondo di economisti si è scordata la funzione del lavoro. A parte l’ovvia che si fa per mangiare e per mantener la prole nelle migliori condizioni possibili e nella speranza che …Dai lo fai per un po’, ma sono già trenta anni.Hanno globalizzato le merci ma non le condizioni di lavoro ,il prezzo si gioca tutto sulla condizione del lavoratore.lo fanno apposta si preoccupano della sicurezza alimentare del prodotto ma non della sicurezza medica di chi  produce,sei meno importante di una banana okay.Ma qui ci sta il sacrificio. La colonna vertebrale di una nazione, ma poi vedi che non sei mica considerato importante sono sempre gli altri che scrivono la Storia, quelli che decidono le tue condizioni saranno ricordati dalla nazione come grandi innovatori.Io voglio un domani vedere nel cartellino del prezzo del prodotto la foto della fabbrica e lo stipendio dei suoi lavoratori .Guardi dei talk show dove ragazze cinesi che studiano alla bocconi dicono a me cosa devo fare,oppure imprenditori che hanno delocalizzato con il ghigno che mi vengono a spiegare perché continuano a guadagnare. L’altra parte di noi quella non materiale quella che ci dice adesso fa una cosa per te, quella che da trent’anni la sera si addormenta sul divano, quella con i dolori alla schiena, quella costretta ad ascoltare i racconti del grande fratello in linea di produzione è stanca. Metti i tappi, isolamento totale, e il cervello che vaga impaurito in mezzo a foreste di tubi inox, e le scarpe con il puntale di ferro, la cuffia anche se sei completamente calvo, i guanti da chirurgo per otto ore. È assolutamente vietato farsi male fisicamente , a livello psichico puoi anche distruggerti, i danni non sono visibili .





Perché i nostri governanti non riescono a essere chiari o fanno finta di non capire? Dopo solo trentacinque anni di produzione sei un giovanotto in gamba, ma come fanno loro a sapere cosa ho dentro il mio cervello.Lo sanno cosa significa la catena di montaggio? Paulo con un velo di allegria. Totò Riina sta meglio di noi, cosa farà adesso, secondo me e ancora a letto,colazione,un bel libro. Una grande tristezza t’inonda, non per la tua condizione ma perché al tuo paese in definitiva di te non glene frega un cazzo, non esisti. Il tuo lavoro è equiparato a quello di un professore. Una società tutta d’ingegneri ma che bontà.Di notte ti sogni una galera norvegese in mezzo ai boschi.



cop1_mini 


Paul dice: A testa bassa privandomi di tutto il superfluo pagando alla fonte il pagabile. Facendo una vita nell’assoluto rispetto delle regole è giusto che possa ritirarmi con una modesta rendita dal mondo della produzione dopo trentacinque anni ?No non puoi .fattene una ragione . Basterebbe non alzarsi alla mattina ed eliminare il rumore, senza più l’angoscia della notte. Ce la farò domani?Paul stai già contrattando. Per molti scatta un autoannulamento della loro persona, vivono una vita staccata sono automi, il cervello in quel momento circondato da un rumore cupo e sordo prova a ribellarsi ma, è inutile. Le mani vanno da sole mai un sorriso vero, occhi bassi di vergogna, quasi si dovesse scontare una pena che un giudice crudele ha deciso.Devi essere contento di avere un” lavoro” e siccome sei stato bravo, sai cosa succede allunghiamo la detenzione di altri 6 o sette anni dipenderà molto dal PIL. Perché non mi avete dato il lordo, perché mi avete mentito, e perché adesso mi volete anche far passare per colpevole?Io avevo un patto con lo stato. . Rabbia, delusione e occhi sempre più bassi altrimenti ti buttano fuori di galera. Provi a parlarne, ma senti solo rassegnazione. Quelli che il lavoro è bello, quelli che piangono quando vanno in pensione, quelli che riacquistano la libertà, ma non sanno cosa farsene perché sono già morti dentro. La sindrome dei detenuti che dopo quaranta anni di galera sono ormai disadattati e all’improvviso non sanno cosa farsene della vita si uccidono perché non possono più vivere in un altro modo. Ora io non sono una macroeconomista, non un politico. Sono, un uomo della strada, un “filosofo”Vogliamo per favore smetterla di parlare di età lavorativa uguale per tutti. Giovani sarete voi ,io sono vecchio dentro,sono una puleggia, sono vecchio ormai da anni.Lo so fuori di qui non ho più alternative .Il nonno aveva ragione impara un mestiere semplice,il fornaio,il falegname Quanto valgono i trentotto anni di un operaio in catena con i trentotto di un impiegato in termini di vita. E il discorso potrebbe continuare per tutte le tipologie. Possibile che i grandi matematici non siano in grado equamente senza ideologie di stilare una tabella per ogni lavoro in base alla quale tu puoi ritirarti.Qualcuno dice siamo in guerra ma nell’esercito a una certa età non puoi più fare il marine. questione di chiarezza poi ognuno farà il proprio gioco, se la prenderà con se stesso, insomma potrà scegliere. Ora per chi non sapesse come funziona una produzione.vi ricordo, il bellissimo film, la classe operaia va in paradiso,in una scena il protagonista è chiamato a tarare i famosi colpi al minuto, ma lui la taratura la fa come prestazione e ai colleghi che dovranno eseguire il lavoro, la grana è di tenere il ritmo massimo per otto ore.I tempi non sono cambiati la stessa cosa si sta facendo ora . In un mondo in cui le specializzazioni sono estreme l’individuo in una produzione, è parte della macchina, sai fare solo quei movimenti ,solo quei gesti non sai cosa ne come ma stai facendo qualcosa. Questo non può essere chiamato lavoro è un’altra cosa, allenamento per un muscolo particolare in vista di una gara. Il mio amico con gli occhi bassi mi dice-Lo so abbiamo sbagliato, a lavorare iniziando troppo presto, Quelli di noi che hanno studiato e come se non l’avessero fatto. Tutto regalato, Abbiamo contribuito alla ricchezza di questo paese siamo i figli sfortunati. Se tornassi indietro, non lo rifarei mi hanno fregato la vita. Peggio dei galeotti. Perché la nostra terra deve essere per noi l’inferno dei vivi? Mik Sono pochi secondo te trentotto anni di turni in catena? -Ci ritroveremo in un luogo diverso. tutti quelli che abbiamo perduto,li ritroveremo.O saranno loro a ritrovare noi.Andando a casa,socchiudendo gli occhi per il sole,per un attimo il futuro ti si apre davanti come un tunnel,in fondo al quale c'è una qualche versione di "te" che ti guarda.È in quel istante che lo senti- quello che hai visto sui volti degli operai in fabbrica-come il moto di ritorno di un onda,che ti spinge verso qualcosa che non riesci più a vedere.

Miksocrate




« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimenti continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »                                         I.Calvino



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Dedicato alla memoria di mio fratello Riccardo Carbognin umile artista che ha curato la grafica ispirato la maggior parte dei racconti.

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