Gli alieni sono già qui




Sono un alieno? I miei appunti schizzo di Mik Fedele alias Miksocrate


Mi sono imbattuto in questo video nel web ,una grossa la tentazione di condividerlo,solo che la cornice che lo ospitava non mi garbava, e voilà eccolo qui nel blog.Il mimetismo è affrontato in filosofia del linguaggio come arte nobile a differenza del trasformismo che è considerato negativo.La differenza è ovvia.Qui cercherò di affrontare non me ne vogliano i saggi in maniera leggera e dolce il mimetismo del linguaggio. L’amico Yonas ieri ha scatenato un fuggi fuggi citando il grande e intoccabile Ludwig Wittgenstein.
che si può riassumere in otto punti
1. Il mondo è tutto ciò che accade.
2. Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose.
3. L'immagine logica dei fatti è il pensiero.
4. Il pensiero è la proposizione munita di senso.
5. La proposizione è una funzione di verità delle proposizioni elementari.
6. La forma generale della funzione di verità è .
7. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.
"Se una cosa può essere detta con le parole, allora può anche essere detta con parole semplici"Alla faccia provate a leggere le sue opere.
Ma Partiamo dallo zio Socrate:
Osserva Socrate che con il convenzionalismo vi potrebbe essere un continuo mutamento dei nomi, per capriccio o arbitrio di singoli, tale che si renderebbe impossibile qualsiasi comunicazione. Non va meglio per il naturalismo che Socrate chiama "mimetico", nel senso che pretende di sostenere che i suoni del linguaggio imiterebbero alcuni aspetti della realtà della cosa. Così ad esempio la lettera "l" ben si adatta a realtà "levigate", mentre la "r" a cose scorrevoli ("scorrere" in greco si dice rhein) e così via. Ma il mimetismo non è sostenibile: in primo luogo perché esso tutt'al più renderebbe alcuni particolari aspetti della cosa e non la sua interezza e poi, anche se questa coincidenza perfetta di nome e realtà poi avvenisse veramente, si renderebbe impossibile ogni sapere, non potendo più distinguere tra il nome e la realtà. In secondo luogo il mimetismo è messo in dubbio dallo stesso linguaggio quando ad esempio utilizza la stessa lettera "l" per dare conto di realtà niente affatto "lisce" come la parola sklérotes che vuol dire "durezza".L'imitazione del bello della natura o si volge a un singolo oggetto oppure raccoglie le osservazioni fatte su diversi soggetti e le mette insieme su uno solo. La prima si chiama copia, simile, ritratto... La seconda invece è la via che porta al bello universale e alle figure ideali, ed è quella che hanno seguito i greci (J. Winckelmann,1756) Mimesi viene dalla parola greca μίμησι(derivata a sua volta dal verbo μιμεîσθαι), che significa imitazione. In particolar modo ci si riferisce all'imitazione della realtà e della natura che è il fondamento, secondo l'estetica classica, della creazione artistica.









 Ogni forma d'arte sarebbe così un'attività di mimesi (per chi trovasse difficoltà nella visione del filmato ecco il link:http://www.youtube.com/watch?v=pVI


mi sono riletto un po' di appunti giovanili. L'unico che mi ha convinto sulla filosofia del linguaggio a parte Socrate è Jacques Lacan che riesce a fare un mix tra psicanalisi e filosofia riuscendo nel complesso a soddisfare la mia illusione di sapere anche se la vedo dura come diceva Socrate "una via senza uscita".Ludwig Wittgenstein è fantastico devo avere in giro ancora i miei appunti "come spiegare LW a un bambino" mi riprometto di cercarli.Per Nevio credo che tutto parta nel capire se un cosa ha un nome quindi "esiste" e se non ha un nome non esiste .Quesito filosofico dei più ostici, si sono cimentati tutti i grandi. Ma se io l'oggetto lo vedo,ma non ha un nome, esiste?.Come vedi la situazione è complessa.Dunque, il linguaggio non può spiegare se stesso. Io non ti posso insegnare il tigrino parlandoti solo tigrino. Devo accompagnare le parole con azioni e oggetti, in modo che tu colleghi il sistema verbale alla realtà.
Per esempio, se sollevo un gatto e dico "Gino", la prossima volta che io dirò "Gino" tu penserai ad un gatto.
 Ma se io ti ripetessi "Billy" all' infinito, tu mai e poi mai potresti collegarlo al giusto concetto. (in questo caso il "cane")
Intuitivamente, se io dicessi che Socrate è dotato di caratteristiche positive, e l'esistenza è caratteristica positiva, allora avrei dimostrato che Socrate esiste. In realtà ho solo immaginato un modello in cui, se questo ipotetico Socrate esistesse, sarebbe esistente. Dunque non ho dimostrato nulla, né ho aggiunto o tolto nulla alla effettiva esistenza di Socrate


Nel video si nota la massima espressione del mimetismo nel linguaggio universale. Mi sto incartando,mollo,e solo per stimolare la vostra curiosità .Sono studi complessi " se una cosa può essere detta con le parole, allora quella cosa può essere detta con parole semplici" est  facile a parole, lascio volentieri la palla a Yonas. Per quel che riguarda Jacques Lacan, (Parigi 13 aprile 1901 - 9 settembre 1981) psichiatra e filosofo francese nonché uno dei maggiori psicoanalisti,la comprensione del desiderio passa attraverso l'oggetto inattingibile che costituisce la Cosa e che procura l'insoddisfazione perpetua del desiderio. 
Chi è sottoposto all'analisi cerca qual è l'oggetto del desiderio cioè la sua interezza ontologica. Essendo il linguaggio un cerchio chiuso, il soggetto non giunge mai a comprendere il significato dei simboli che lo costituiscono.
Ora chi subisce l'analisi pensa che l'analista sarà capace di rivelargli il significato simbolico dei suoi desideri che egli esprime attraverso il linguaggio, pensa che egli sia Il Grande Altro che detiene la chiave del linguaggio. Lacan pensa che l'analista debba far scoprire che il Grande Altro non esiste e che non c'è nessun significato, il suo ruolo è dunque quello di fare riconoscere la "mancanza d'essere".
Socrate, secondo Lacan, è dunque questo "analista" che attraverso i suoi dialoghi cerca la definizione del senso delle cose. Alcuni credono da quel momento che egli possa avere accesso al Sommo Bene (come chi è sottoposto ad analisi crede che l'analista possieda le chiavi del linguaggio) mentre i dialoghi socratici sono puramente aporetici (senza via d'uscita). Socrate mette gli interlocutori di fronte alle proprie contraddizioni, egli li spinge a riflettere sulle proprie concezioni affinché siano coerenti. La sua posizione antidogmatica non permette il passaggio verso nessun sapere, si tratta al contrario di far capire che nessun sapere è possibile né accessibile tramite il linguaggio.
È questo lo scopo dell'analista, fa capire a chi è in analisi che l'oggetto finale del desiderio, nella rappresentazione simbolica del linguaggio, non è né conoscibile né accessibile.Sono forti questi filosofi.

testi consultati per chi “volesse approfondire”
Caterina Marrone, I segni dell'inganno. Semiotica della crittografia,
Cfr. Mark Buchan, A Companion to Socrates,
Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus
Jacques Lacan e il trauma del linguaggio

Miksocrate


mf